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TRANCEFUSION

INCREDIBLE BUT TRUE!

AVAILABILITY: JUST OUT!
LABEL: RAVE UP RECORDS ITALIAN PUNK STUFF!
VOLUME: 6
SUPPORT: LP
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“Incredible but true!”, cioè “incredible ma vero!”. Queste le parole scritte a mano sulla costina di una cassetta Basf che conservavo in archivio da quando Chris Bianco me la affidò, ere geologiche fa: nulla di meglio per intitolare un album contenente incisioni con quarantaquattro anni sulle spalle di una band che in vita non aveva pubblicato nulla.

Incredibile non è però solo il recupero in sé delle antiche vestigia sonore, ma anche il modo in cui esse testimoniano della straripante urgenza e, in generale, delle doti del quartetto. Roba non comune, nell’Italia di quegli anni.

Per quanti conoscono le vicende del primo punk nazionale, i Trancefusion sono un gruppo romano. Vero, ma in parte, dato che il loro primo nucleo si formò a Milano nel 1977, con la sezione ritmica composta dai fratelli Bianco - Fabiano detto “Master”, batteria e voce; Chris, basso - e dal chitarrista e cantante Steve Osella, tutti e tre studenti alla American School of Milan. Notati da Maurizio Arcieri dei Chrisma non ancora Krisma, furono invitati a esibirsi al club Out-Off il 28 luglio, poco prima di ampliare l’organico con l’arrivo di un cantante di ruolo di cui nessuno ricorda il cognome, tal Bruno, e l’ingresso di Klaus del Medico in sostituzione di Osella. Dopo appena un paio di concerti, all’Idroscalo e in un teatro occupato, nel febbraio del 1978 i casi della vita portarono al trasferimento della famiglia Bianco nella Capitale. Presi contatti con la scena underground locale, i fratelli approntarono così una nuova formazione con Vittorio Tedesco Zammarano alla voce e Lucio Cillis alla chitarra; il debutto live a Roma avvenne a un raduno hippy e la prima uscita di rilievo - per la quale, chissà perché, i ragazzi decisero di presentarsi come Brats - fu il 26 aprile al Piper, in una serata che vedeva nel cast altri due gruppi cittadini (Yogurt ed Elektroshock) e gli inglesi Hunter. Da lì in avanti, i Trancefusion si fecero strada nel circuito alternativo, prima suonando spesso in locali-simbolo come il Johann Sebastian Bar e il Titan e poi, una volta trovati due efficienti manager in Massimo Costa e Roberta Di Nicola, in vari altri posti, nell’Urbe e in Italia; ci scappò pure una session di registrazione ai mitici studi della RCA di Via Tiburtina con al mixer Marcello Todaro del Banco del Mutuo Soccorso, ma purtroppo i nastri si sono persi, (quasi) di sicuro per sempre. In seguito, ma si era già nel 1980, la storia prese una piega differente, con il cambio di nome in Raff e un graduale spostamento, complice qualche modifica di line-up, verso l’hard rock.

Il materiale di questo disco, tutto datato 1978, comprende dodici dei quattordici brani immortalati in uno studiolo vicino al Lungotevere Flaminio, prima che la band allestisse il suo covo personale in Via degli zingari; i due mancanti all’appello, perché deteriorati, sono stati però rinvenuti nella summenzionata cassetta dal vivo e da lì ripresi, con l’aggiunta di due “doppioni” particolarmente significativi. Insomma, il repertorio dei Trancefusion è quasi interamente documentato in questi solchi, per di più con una qualità sonora che tutto considerato ha del miracoloso. Un motivo ulteriore per urlare, convinti “incredible but true!”.

Federico Guglielmi, febbraio 2022

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